Vedo Godot quando mi guardo allo specchio, a vent’anni cercando formule per una corretta liturgia della presenza, a vent’anni aspettando che arrivi a me stessa. Nella quotidiana litania del Senso esperisco l’efferatezza dell’attesa incerta, le metastasi della precarietà, il cancro della contingenza. Vivo le sevizie del tempo, il cruento dilanio dell’anima inginocchiata all’ineluttabilità dell’Essere.





